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venerdì 4 novembre 2011

la calunnia

Serata operistica ieri. Il Rigoletto di Giuseppe Verdi agli Arcimboldi di Milano (che detto per inciso ha registrato il tutto esaurito). Ma mentre ascoltavo le arie dell'opera mi tornavano insistentemente in mente le parole di un'altra celeberrima aria: la Calunnia.


Aria che ben rappresenta lo stato attuale del Paese dove giornali e giornalisti ci hanno portato: il bombardamento continuo di notizie pessimistiche sulla realtà italiana, spesso con il solo fine di deligittimare il Governo. E non si tratta di partigianeria politica ma il giusto sentimento di orgoglio verso il proprio Paese che non merita di essere bistratto in maniera così bieca.
Non siamo la Grecia, non siamo la Spagna. Siamo l'Italia, 3° economia europea e 7° mondiale.
Tutti i giorni gli imprenditori italiani, specialmente quelli che non frequentano molti salotti, combattono per la sopravvivenza delle loro imprese e non per un mero senso di profitto, ma per il mantenimento del benessere sociale che deriva dalle loro aziende.

Insopportabile poi è l'ipocrisia degli stessi mezzi di comunicazione nelle cui pagine e servizi televisivi, dopo aver calunniato l'Italia, con frasi o voci affrante lamentano il calo di fiducia delle famiglie e dei consumatori.

Conqueste frasi non si vuole dire che tutto è bello e tutto va bene: c'è molto lavoro da fare DA PARTE DI TUTTI: imprese, Governo e Parlamento, sindacati e anche noi cittadini (basterebbe iniziare tirando l'acqua nei bagni pubblici) ma il punto di partenza non è così male.

I fondamentali del Paese sono buoni e solidi; c'è molta voglia di fare in molta parte della popolazione. Bisogna rimboccarsi le maniche e rifiutarsi di dare ascolto ai (falsi) profeti di sventura.

mercoledì 26 ottobre 2011

Talenti

Il breviario della Domenica de il Sole 24Ore è incentrato sulla parabola dei talenti tratta dal Vangelo di Matteo. E mi ha molto colpito che monsignor Ravasi, capace di delicate riflessioni, si sia addentrato in un argomento economico.
Ma la parabola dei talenti, senza nessuna pretesa di esegesi biblica, oltre alla capacità del servo buono di far fruttare finanziariamente il capitale messogli a disposizione può essere letta come la capacità di sfruttare economicamente il proprio talento.
Pertanto il talento non è solamente la moneta d'oro che opportunatamente investita dà i suoi frutti ma ancor di più la capacità di saper fare, ideare, andare sul mercato a vendere i propri prodotti.
Tanti imprenditori italiani dovrebbero rileggere approfonditamente la parabola dei talenti e cercare di (ri)trovare quello spirito, forse un po' piratesco, che ci ha consentito di conseguire ottimi risultati e fare del made in Italy un insieme di beni e conoscenze uniche.

domenica 16 ottobre 2011

Mario Draghi

Vi consiglio caldamente di leggere l'intervento del Governatore Mario Draghi pubblicato su il Foglio e il Sole 24 Ore che dà una visione non declinista del nostro Paese.

Indignato!

E' ampiamente riconosciuto che il mondo finanziario ha serie e complesse responsabilità in questo momento di attacco speculativo ai debiti sovrani, e alle stesse banche che sottoscrivono le emissioni statali.
Fin dai tempi dell'Università c'è "attrito" tra la visione finanziaria e quella industriale delle imprese: c'è chi vorrebbe massimizzare il risultato corrente mediante distribuzioni di utili agli azionisti e sfruttare il capitale di debito, e chi, come me, preferisce utilizzare i mezzi propri per promuovere gli investimenti necessari a rinnovare i macchinari, sfruttare nuove opportunità imprenditoriali e, in fin dei conti, creare benessere a più lunga durata.
Ogni giorno lottiamo con banche che sempre più difficilmente erogano finanziamenti alle imprese che vogliono crescere, e ci sentiamo assai delusi quando dagli stessi istituti vengono approvati piani di ristrutturazione del debito di enormi imprese stracotte. 
Eppure continuiamo a dare il nostro supporto a queste piccole aziende italiane che costituiscono REALMENTE la spina dorsale del nostro Paese.

Diventa quindi comprensibile la rabbia esplosa in guerriglia ieri a Roma? NO!!!
Esprimiamo, noi sì, l'indignazione di chi quotidianamente affronta la situazione economica cercando soluzioni e spunti quando abbiamo visto le immagini di una città messa a ferro e fuoco da pochi, sbandati, deficienti che non sapevano come impegnare un bel pomeriggio di metà autunno.

Chiudo citando una mia amica imprenditrice sui manifestanti di ieri "Ma non possono cercarsi un lavoro?"


venerdì 16 settembre 2011

Credibilità - appendice

Vi segnalo il link al sito dell'Istat dove si può vedere la capacità delle imprese di creare ancora prodotti apprezzati all'estero.

giovedì 15 settembre 2011

Credibilità

Leggo su molti giornali che fattore essenziale per ridurre lo spread tra BTP e Bund è la credibilità del Paese.
La cosa buffa, perchè c'è sempre il risvolto comico in queste situazioni, è che sono proprio questi stessi giornali a parlare male del nostro Paese, dando (in)volontariamente il destro alla stampa straniera.
Fatti salvi i meriti di Roberto Saviano di aver saputo raccontare quella realtà, è mai possibile che i successi del Ministero degli Interni e della Giustizia, indipendentemente dal colore politico, in fatto di lotta alla criminalità vengano taciuti?

Dove sono i giornalisti?

E' mai possibile che sui giornali faccia più notizia una azienda che delocalizza e non una impresa che torna in Italia? Quanti sanno che il software che permette di ruotare l'immagine dell'iPhone e iPad sono state sviluppate a Vimercate, Italia?

Dove sono i giornalisti?

Se non parliamo di queste cose come possiamo pretendere che all'Estero il nostro caro Paese abbia una migliore immagine di quella percepita?
Come possiamo sostenere e sollecitare una maggiore interrelazione tra scuola e impresa se l'Italia sembra un Paese arretrato tecnologicamente?


Dove sono i giornalisti? 





Qui ci vuole uno scatto di serio orgoglio verso i nostri successi che non sono così a "macchia di leopardo" come possa sembrare.

Basterebbe esporre al proprio balcone, finestra, poggiolo la bandiera verde, bianca e rossa. Un piccolo gesto, tanto per iniziare.




Libertà di assumere

Sono personalmente deluso dalla incapacità decisionale dimostrata dal Governo in questa occasione proficua per apportare grosse e rilevanti modificazioni agli assetti della spesa pubblica. Si è preferito, spero solo momentaneamente, prendere la via facile delle tasse e ritardare di qualche settimana la via delle scelte pro-crescita.

Fortunamente, e so di attirarmi l'antipatia di molti, è stato mantenuto l'articolo 8 in cui viene introdotta forse l'unica norma pro crescita della manovra: la libertà di assumere.
E sì, perchè facilitando la procedura di licenziamento, che verrà comunque concordata con i sindacati locali, si danno all'impresa maggiori opportunità di assumere personale utilizzando correttamente gli strumenti della legge Biagi: strumenti di lavoro flessibile che non saranno più un mezzuccio per aggirare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ma una corretta introduzione e uscita dal mondo del lavoro.
A questo punto diventa importante il ruolo giocato dalle RSU e RSA nelle trattative: importante perchè in Italia ci sono sindacati, o forse sindacalisti, che assurgendo a paladini della giustizia sociale hanno mietuto più vittime di tanti "padroni".